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Controcopertina: "Ricetta" francese per il cinghiale

Scritto da : Elena Maestrini
Pubblicato in data : martedì, 25 febbraio 2003

In Francia li chiamano “cochongliers”, in italiano potrebbe essere “manghiale”, l’incrocio genetico e linguistico tra maiale e cinghiale. E sono proprio i francesi a poterci indicare la via per porre rimedio, anche all’Elba, alla piaga delle devastazioni ambientali operata da questi perniciosi ibridi. Siamo nel sud della Francia, alta Provenza, due anni fa. I cochongliers rendono difficilissima la vita dei contadini, che si arrabbiano e cominciano la loro battaglia,“Stop Ravage”. Oggi i loro campi possono continuare tranquillamente a produrre, senza rischiare di essere “triturati” in una notte. Il Sig. Mabille, uno dei membri della Associazione d’Oltralpe, ha appena terminato un incontro con Umberto Mazzantini, consulente del Commissario del Parco Nazionale, e ci spiega la sua “ricetta francese” per il cinghiale. “E’ stata un’operazione che ha coinvolto diversi settori. Siamo intervenuti innanzitutto portando avanti una campagna di informazione che dicesse realmente di che genere fosse la carne che arrivava sulle tavole dei cittadini. Infatti, spiega Mabille, esiste un forte mercato clandestino che taglia i passaggi intermedi nei quali avvengono i controlli sanitari sugli animali. Essi infatti sono da considerarsi OGM in quanto hanno il patrimonio genetico modificato, e sono nutriti, dagli stessi cacciatori, con mangimi che contengono farine animali, residui di pesticidi e concimazioni chimiche, e non ci sono controlli che garantiscano la sanità della bestia.” Grazie ad una maggiore informazione, il mercato della carne di cinghiale è crollato, di conseguenza anche il business dei cacciatori. Altra grande vittoria dei cugini francesi è stata sul fronte giuridico, perché la Corte di Cassazione francese ha emesso diverse sentenze riconoscendo i cacciatori penalmente responsabili dei danni della proliferazione non controllata dei cinghiali e li ha costretti a rifondere in maniera appropriata, sia che si trattasse di un campicello privato, sia che fossero intere aree pubbliche. Ma sono stati chiamati a rispondere anche di incidenti stradali, talvolta mortali, che l’attraversamento di strade e autostrade da parte delle bestie ha provocato . Il Signor Mabille dichiara che “il livello di proliferazione del manghiale si è rivelato inversamente proporzionale alle cifre che hanno dovuto sborsare i cacciatori.” I Prefetti francesi hanno inoltre concesso agli stessi contadini di poter imbracciare il fucile ed uccidere gli animali anche di notte, quando questi ultimi, cacciati soltanto di giorno, erano abituati a “pascolare” in tutta tranquillità vicino alle abitazioni. Questo li ha resi molto più sospettosi e nervosi, tanto da generare nelle femmine una diminuzione della fertilità. “Abbiamo anche puntato – continua Mabille – sulla questione dell’inquinamento genetico del maiale.” L’esempio francese non lascia spazio ai dubbi quindi, in quel caso il fenomeno della proliferazione incontrollata era legato alla gestione scellerata della caccia. Brillantemente risolto dall’iniziativa associazionistica e da un apparato giuridico che ha saputo rispondere alle sollecitazioni. E’ un modello esportabile anche all’Isola? Mazzantini, tenuto conto che la situazione elbana è comunque diversa, ritiene che si possano prendere alcuni spunti, che sicuramente anche in Italia esiste il nesso caccia-cinghiali, e si augura che dal punto di vista legislativo ci sia un intervento nella direzione che i francesi ci hanno indicato.


cinghiale

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