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Piccoli pescatori ed Aree marine protette per una vera nuova politica della pesca Ue

Scritto da : Sergio Rossi
Pubblicato in data : martedì, 20 marzo 2012

E’ iniziato a Bruxelles il Consiglio dei ministri dell’agricoltura e pesca che nella prima delle due giornate di lavorio proseguirà il dibattito della riforma della politica comune della pesca (Pcp), analizzando in particolare alcuni aspetti del pacchetto di riforma proposto: un nuovo regolamento di base che mira a garantire una gestione sostenibile delle risorse alieutiche ed contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti alimentari; una nuova organizzazione comune dei mercati della pesca e dell'acquacoltura, con maggiore attenzione al mercato e ad un ruolo più forte per le organizzazioni di produttori; un nuovo fondo marittimo europeo per la pesca Em ff) per il periodo 2014 - 2020, progettato per sostenere gli obiettivi della Pcp e sviluppare ulteriormente la politica marittima integrata dell'Ue, «Inoltre – di legge in una nota Ue - il Consiglio dovrebbe adottare conclusioni sulla dimensione esterna della Pcp, come risposta alla comunicazione presentata dalla Commissione su questo tema (12517/11 ). La comunicazione contiene le linee guida per la gestione della pesca a livello multinazionale, regionale e bilaterale, affrontando questioni come la lotta contro la pesca illegale, le performance delle organizzazioni regionali di gestione della pesca, la capacità di gestione della pesca, la valutazione scientifica degli stock e del rafforzamento delle regole di governance per gli accordi bilaterali con i Paesi terzi» Alla vigilia del Consiglio Pesca, dal primo meeting “Mediterraneo - Pescatori artigianali nelle Aree marine protette”, promosso dal Progetto MedPan nord, Parco Port Cros, Riserva di Torre Guaceto, Wwf e Federparchi, Fishgreen!, l’alleanza tra pescatori artigianali e aree marine protette, ha inviato l’appello “Peschiamo in maniera sostenibile!” alla Commissaria europea alla pesca, Maria Damanakis, che viene trasmesso anche attraverso i “140 caratteri” di twitter, utilizzando la pagina della Riserva marina pugliese di Torre Guaceto, @torreguaceto, In una nota comune associazioni ed aree marine protette sottolineano che «Il messaggio della “Rete verde” creata dagli artigiani del mare insieme alle aree protette marine è unanime: c’è poco tempo, la crisi della pesca e dei nostri mari ha bisogno di soluzioni immediate e concrete, la piccola pesca (oltre14.000 addetti in Italia, il 50% dell’impiego nel settore della pesca) ha dimostrato in questi anni di applicare concretamente la ricetta ‘green’, di saper collaborare con le aree protette e di seguire tutte le regole d’oro della sostenibilità come la riduzione degli impatti, e l’utilizzo di prodotti a km zero. Nonostante questo gli interventi comunitari, non sembrano andare nella direzione giusta a partire dalle quote trasferibili di pesca (privatizzazione delle risorse comuni del mare) e l’utilizzo commerciale degli scarti di pesca. La sostenibilità della Riforma dunque non deve rimanere uno slogan da parte della Commissione, ma deve poggiare su 4 pilastri indispensabili». Fishgreen! rivolge alla Commissione europea 4 richieste per la nuova politica della pesca: «Sostenere la multifunzionalità e la diversità dei mestieri della pesca artigianale costiera del Mediterraneo; sostenere la co-gestione (tra pescatori, aree marine protette, ricercatori e decisori politici) della pesca artigianale nei piani d’azione a lungo termine e aprire una linea di finanziamento specifica per la pesca artigianale, attivare una reale politica di controllo della pesca cosiddetta sportiva, prevedere nella Riforma un’alleanza con le aree marine protette del Mediterraneo nella gestione della pesca per la conservazione della diversità biologica e culturale e per la tutela delle risorse marine». Il documento comune sottolinea dure aspetti che legano piccola pesca ed aree marine protette, facendo diventare questo rapporto un esempio di pesca sostenibile. Piccola pesca = Grandi benefici: «La piccola pesca costiera non è il segmento più importante della pesca europea in termini di catture, ma è quello che riguarda il maggior numero di pescatori e di barche da pesca: circa 65.000 imbarcazioni, cioè, tre quarti delle barche da pesca incluse nel registro della flotta europea, di cui la maggior parte sono proprio nel Mediterraneo (fonte Irepa) – scrive Fishgreen! - La pesca artigianale impiega il 50% dei pescatori italiani, circa 14.000 persone con un giro di affari di circa 276 milioni di euro all’anno in termini di ricavi. Ma le risorse hanno subito un forte declino, il 29% in meno di pescato annuale con una riduzione del reddito del 19%. Infine l’incremento delle spese dei carburanti, del 18% in 6 anni, ha inciso sull’economia della pesca artigianale». I pescatori artigianali rischiano di scomparire a causa della grandi imbarcazioni della pesca industriale che attraversano il Mediterraneo. «Eppure, nonostante i sostanziosi sussidi da parte dei governi e dell’Unione europea, la pesca industriale non è conveniente per la comunità: impiega molte meno persone della pesca tradizionale, consuma molto più carburante, spreca risorse a causa dell’enorme scarto di pesce e i vantaggi sono solo per le poche compagnie proprietarie». Ma i pescatori sollevano anche un altro problema poco conosciuto e sempre più grave: «C’è molta pesca illegale e una diffusissima pesca cosiddetta sportiva svolta dai privati completamente fuori controllo, spesso attrezzata con tecnologie sofisticate creando così verso i pescatori artigianali una competizione sleale sul mercato dato che il pesce viene anche venduto sottobanco ai ristoranti “esentasse”. Le ricette di sostenibilità rischiano dunque di fallire» Dal meeting di Torre Guaceto parte un messaggio chiaro: «Dopo anni di sussidi è importante poter dare una mano ad una forma di pesca che negli anni ha dimostrato di poter andare a braccetto con la gestione di aree protette». Pescatori, aree marine protette e Federparchi sottolineano che «Nelle aree marine protette del Mediterraneo le soluzioni contro la crisi della pesca (crollo degli stock ittici quasi del 90%) sono già in atto e sono tutte in piena sintonia con la sostenibilità: nella Riserva di Torre Guaceto,ad esempio, si è triplicata la pesca sfruttando gli ‘interessi’ del capitale di pesca protetto dall’area pugliese, a Port Cros, la prima area marina protetta creata nel Mediterraneo nel lontano 1963, si sperimenta con successo da anni la pescaturismo e sempre in Francia a Cap d’Adge gestori del parco e pescatori hanno avviato progetti di recupero della fauna ittica, creato un primo stoccaggio di molluschi in maniera da sfruttare al meglio le opportunità del mercato e promosso Mostre per il pubblico. A Cabrera in Spagna i pescatori sono diventati le vere sentinelle dell’area protetta contro la pesca illegale mentre a Portofino il nucleo di anziani pescatori, appena 50, hanno permesso la creazione del primo marchio Ue di prodotti di mare, le tipiche acciughe sotto sale del Mar Ligure e un Presidio Slow Food». La nota smentisce anche molte delle accuse e delle paure di chi si oppone all’istituzione di Aree marine protette: «In quasi tutte le aree i pescatori hanno il permesso, con varie soluzioni, di svolgere la loro attività nelle zone protette con grande beneficio per entrambe le parti. Inoltre, i pescatori artigianali applicano alla perfezione il principio del Km zero dato che il loro prodotto viene pescato in prossimità di dove si consuma. L’identità culturale rappresentata dai piccoli borghi dei pescatori, la diffusione della tradizione e della cultura di questo antico mestiere sono i valori aggiunti sempre più ricercati dalla comunità».


Ciritiello  pescatore epoca

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