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Gianluigi Palombi a Graziani: "Bentornato, Caro collega..."

Scritto da : Sergio Rossi
Pubblicato in data : lunedì, 13 febbraio 2012

Sono passati molti, troppi anni da quel giorno in cui il Dott. Enrico Graziani, allora Vicesindaco di Campo, fu trasferito in carcere per una detenzione che poi il tempo ha dimostrato ingiusta. In quel periodo io ero Consigliere Comunale di opposizione e fui il più convinto assertore delle dimissioni del vice Sindaco (ma anche di tutta la Giunta di allora), non certo per bieco giustizialismo, ma perché presupponevo che, a fronte di accuse gravi, le dimissioni potevano permettere una difesa più serena e soprattutto pensavo che tali gravi accuse fossero incompatibili con una gestione serena della "cosa pubblica" (il Graziani era a quel tempo anche Assessore ai Lavori Pubblici). Ad onor del vero, quando poi il Dottor Graziani, rassegnò le dimissioni ("scaricato" anche dal suo PD, caro Lambardi), riconobbi il coraggio e l'alta dignità di tale gesto. Negli anni successivi ho pensato spesso a quell'episodio giudiziario che, di fatto, troncò la brillante carriera politica di Graziani e più modestamente anche la mia. L'assoluzione recente del Graziani e degli altri imputati (anzi le assoluzioni) mi hanno reso davvero felice per il Dottor Graziani ma (sempre nel mio piccolo) anche per me stesso. Perché hanno permesso di chiudere un cerchio. E di capire, a distanza di anni, che la mia valutazione di quel tempo era semplicemente ed assolutamente sbagliata. In un paese dove la giustizia (volutamente scritta con la lettere minuscola), detta in modo anche violento i ritmi della vita di un cittadino, quella stessa giustizia che un giorno ti rapisce e ti chiude dentro un carcere togliendoti tutto per poi, dopo molti anni, darti una pacca sulla spalla dicendoti "scusi, c'eravamo sbagliati", beh, un paese come questo non merita niente, nemmeno le dimissioni da vice Sindaco di un piccolo paese in mezzo al mare. Ho fatto tesoro di quell'esperienza. E a distanza di anni, per coerenza ed onestà intellettuale ho voluto (per quanto poco importante) rendere pubblico il mio pensiero, perché in quel periodo le mie prese di posizioni erano pubbliche ed ebbero grande risonanza locale. Ad Enrico Graziani posso solo dire: "Bentornato, Caro collega..."


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