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A Sciambere: Arsenico e vecchi caretti

Scritto da : Sergio Rossi
Pubblicato in data : giovedì, 06 gennaio 2011

“Nihil venenum sed omnia venenum est” potrebbe ricordarci qualche noto latinista isolano di cui non facciamo il nome se non fosse assente temporaneamente dalle scene elbane per starsene nobilmente a culo in guazzo del risonante tropicale mar lungo la riva: “niente è veleno ma e tutto è veleno” dipende sempre dalle dosi: mezzo grammo di acido acetilsalicilico (volgarmente aspirina) ti fa passare il mal di testa e ti abbassa la febbre, 10 grammi ti sfondano lo stomaco, 100 forse ti mandano al Creatore. Ci sono stati dei periodi in cui dai nostri rubinetti a furia di ciucciare acqua dalle falde ferajesi dell’Orti e da quelle lungonesi di Mola veniva (quando veniva) acqua così salmastra che si sarebbero potuti impiantare allevamenti domestici di muggini (cefali per i milanesi) nelle vasche da bagno e pochi protestavano, solo i bardi goliardi cantavano: “dalla pompa rugginosa - esce un fil d’acqua motosa (laddove motosa era certo un eufemismo per molto più maleodorante termine) fino al drammatico acme: “la mattina se ci alzamo – senza l’acqua ci trovamo – e le cispie ingrossano!” Orbene la salute pubblica è una cosa seria ed essere cauti è cosa che fa onore a chi amministra ma come si fa a “sconsigliate a tutti (ogni) uso dell’acqua di condotta”?: Che si fa d’ora in poi: cuciniamo i maccheroni nell’acqua Perrier? Facciamo i gargarismi coll’anzonaca? Ci asteniamo da lavarci finché a naso non si distinguerà più un elbano da un becco o da un cinghiale? E i più disperati tra di noi sceglieranno la via del suicidio all’arsenico facendosi un ininterrotto bidet?


rubinetto acqua

rubinetto acqua