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Mauro Febbo ammette: "Ho commesso peculato in C.M. e truffato dei risparmiatori" Nello stesso processo è accusato (ma soltanto di peculato) l'ex assessore Sirabella. Un procedimento a rischio di estinzione con il "processo breve"?

Scritto da : Sergio Rossi
Pubblicato in data : venerdì, 22 gennaio 2010

Mauro Febbo ha ammesso davanti ai giudici livornesi di essersi reso responsabile dei reati che gli vengono contestati risalenti al 2003 emersi dalle indagini sulla cosiddetta "Comunità Mondana" condotte dall'allora Capitano dei Carabinieri Salvatore Distefano, il primo "caso" della stagione di "Elbopoli" che risultò devastante per la classe dirigente elbana ad asse Forza Italia, decimata da processi gestiti da soggetti inquirenti diversi e destinati a terminare con alterne sorti e sentenze per gli imputati ma sicuramente ben rappresentante il clima di illiceità, impunità, finanza disinvolta e corruttela che aveva imperato per anni all'Isola d'Elba. Febbo oggi quarantaquattrenne ex-presidente della Comunità Montana ha reso in aula doppia confessione assumendosi la responsabilità dell'uso del cellulare e soprattutto della carta di credito della C.M. a fini personali, (configuranti peculato, reato contestato relativamente al solo uso del telefono dell'Ente anche ad Andrea Sirabella assessore della C.M. in quota a Forza Italia) ma anche quella di aver truffato numerosi clienti della Generali Assicurazioni (con ovvio danno anche della medesima compagnia) rastrellando in qualità di collaboratore dell’ufficio elbano circa 500.000 euro, che in luogo di investire Febbo destinava ai suoi "folli" consumi. E proprio con una sorta di temporanea follia con disturbi della personalità che lo avrebbero colto Febbo ha motivato i suoi comportamenti. Pulsioni che avevano trasformato quello che pareva l'astro nascente del centrodestra isolano in una sorta di macchina che bruciava denaro. E chi, come chi scrive questa cronaca, ha avuto modo di restare in contatto "professionale" ma pure umano con Mauro Febbo nelle diverse fasi della sua parabola (quindi anche dopo la sua caduta in disgrazia), si è reso conto dell'evoluzione, anzi del ritorno a terra, di un uomo che nella completa personale rovina finanziaria e di immagine provava gratitudine verso chi aveva fermato la sua folle corsa, verso i Carabinieri che in fondo lo avevano liberato da un incubo, e manifestava amicizia e stima verso i giornalisti (come la compianta Luana Rovini dalle colonne del Tirreno, altri su queste pagine elettroniche) che lo avevano più pesantemente attaccato. Non è poco in questo mondo di false vergini dai candidi manti, di sepolcri imbiancati, di salvati per il rotto della cuffia che per quanto furono arroganti e circondati da servi, ora sono lacrimosi e circondati da una corte di prosseneti che detergono loro le lacrime, ma che si restano nell'ombra delle loro tane e nelle loro logge, pronti già a tornare a predare. Speriamo realmente che i giudici livornesi valutino anche questo, nel graduare la pena, anche se forse il procedimento contro Febbo e Sirabella sarà tra quelli che, con l'introduzione delle norme sul "processo breve" che serve a mantenere artificiosamente immacolato il nostro amato premier, se ne andrà allegramente ad escort, insieme al lavoro di polizia, magistratura, con buona pace di enti e cittadini danneggiati.


mauro febbo comunità montana

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