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G. Tanelli. Georisorse e ambiente. Estratti di letture

Scritto da : Sergio Rossi
Pubblicato in data : giovedì, 07 gennaio 2010

“Non abbiamo ricevuto la Terra in eredità dai nostri padri, l' abbiamo solo avuta in prestito per i nostri figli" Antoine de Saint-Exupéry Premessa Da una cinquantina di anni sono state raccolte numerose analisi spettrochimiche sulla materia che forma il Sole ed altre stelle lontane; sul gas e la polvere che occupa lo spazio interstellare. I dati raccolti portano ad una composizione chimica del Cosmo grosso modo uniforme e mediamente costituita dal 74 % di idrogeno, dal 24,5 % di elio e dal 1,5 % di tutti gli altri elementi chimici ( Fig.P/1). Si assume che il punto di partenza della materia primordiale sia stato l’idrogeno, dal quale si sintetizzò da subito per fusione nucleare l’ elio. Tutti gli altri elementi si sono formati, e si formano tuttora, principalmente per fenomeni di nucleosintesi termonucleare, nelle parti interne delle stelle. I più vecchi minerali della Terra , fino ad oggi conosciuti hanno un’ età radiometrica di poco più di quattro miliardi di anni. L’ Anno Zero nel nostro Pianeta si pone attorno a cinque miliardi di anni fa, quando in una zona periferica di una delle tante galassie dell’Universo- la Galassia Lattea- , si ebbe l’ esplosione di una Supernova che compresse il gas e la polvere cosmica arricchendola in elementi pesanti. Si formò così la Nebulosa Solare al cui interno successivi fenomeni di accrezione, condensazione e differenziazione della materia portarono alla formazione del Sole, degli asteroidi , dei pianeti e dei satelliti che costituiscono il Sistema Solare. Da allora la Terra si è evoluta, e si sta evolvendo, con una serie di molteplici, complessi ed interagenti, fenomeni geologici, biologici ed antropici. Di fatto, rappresenta un sistema termodinamico sostanzialmente chiuso agli spazi esterni , e come tale, dotato di una quantità finita di risorse materiali- ricevute all’ atto della sua nascita - e di una capacità limitata di assorbire rifiuti. Da un punto di vista energetico , continua ad avere rapporti con il Sole, dal quale riceve calore e radiazioni elettromagnetiche, prodotte in quella grandiosa centrale di fusione nucleare, quale è la nostra stella. Inoltre sebbene sia un corpo geologico in raffreddamento, la Terra dispone di un calore primordiale residuo, e del calore che si produce nel suo interno in conseguenza del decadimento di isotopi radioattivi di uranio, torio e potassio, in paricolare. Le eruzioni vulcaniche, le fumarole, i geyser e le sorgenti termominerali, sono le manifestazioni più appariscenti del calore interno terrestre, la cui presenza è in grado di produrre inoltre, “ energia geotermica “ ad alta e bassa entalpia. Le risorse di minerali metalliferi e non metalliferi, rocce industriali, combustibili fossili e nucleari della Terra, sono limitate e quasi totalmente non rinnovabili, alla scala dei tempi umani e dei consumi delle società industriali . L’uso di carbone, petrolio e metano per produrre energia elettrica, riscaldare le abitazioni e alimentare gli autoveicoli, è il responsabile primo dell’incremento nell’atmosfera della anidride carbonica e degli altri gas serra ( Fig. P/2 ) . L’ energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari a fissione, è esente da fenomeni di inquinamento per anidride carbonica, ma sono molte le problematiche sociali, economiche ed ecologiche, legate alla sua produzione. Energia geotermica, eolica e solare; biomasse e rifiuti solidi urbani; vettore idrogeno, nucleare di fissione di quarta generazione, fusione nucleare ; sequestro di anidride carbonica, efficienza e risparmio energetico, sono oggi le difficili missioni primarie della politica , della scienza e della tecnologia. Le georisorse vitali: aria, acqua e suoli, dalla cui qualità e quantità dipende la vita vegetale ed animale, la biodiversità, la nostra alimentazione e sopravvivenza nel Pianeta Terra, sono rinnovabili, ma gravemente minacciate da fenomeni di inquinamento locale e globale, e da pesanti interessi geopolitici e commerciali . Questo è il quadro. Niente catastrofismi, ma consapevolezza dei grandi benefici che lo sviluppo scientifico ed industriale ha portato e porta con se, e nel contempo consapevolezza delle grandi sfide che dobbiamo vincere – per il futuro del Mondo – nella ricerca di un giusto equilibrio fra Uomo e Natura, e fra Uomo e Uomo. Il Bhutan è un piccolo Stato hymalaiano, stretto fra l’India e la Cina, i due emergenti colossi economici e finanziari del “villaggio globale”. Nel Bhutan è in atto dagli anni Ottanta, una piccola-grande rivoluzione. La ricchezza del Paese non viene espressa indicando l’ usuale Prodotto interno lordo ( PIL), bensì con un indice innovativo chiamato : Felicità interna lorda ( FIL); nel definire il quale, oltre i parametri inerenti la produzione di beni e servizi , sono considerati parametri sanitari ed ambientali legati alla generale qualità della vita degli abitanti. Nel “villaggio globale”, popolato da sei miliardi e mezzo di persone, la strada intrapresa dai seicentomila bhutanesi sembra l’emblematica sfida fra Davide e Golia. Ma l’iniziativa del Bhutan si è allargata e oggi il FIL, è oggetto di dibattiti, valutazioni ed aspettative anche nella pubblica opinione e nelle istituzioni dei grandi paesi industriali. Nel gennaio del 1909, pochi giorni dopo il terremoto e lo tsunami che il 28 Dicembre 1908 avevano raso al suolo Messina e Reggio Calabria, Federico Sacco, un grande geologo che insegnava al Politecnico di Torino, scriveva: “L’uomo, l’ultimo arrivato, e da non lungo tempo, sulla superficie della Terra, vi si è stabilito e sviluppato da conquistatore prepotente…sfruttandola in mille modi, calpestandola quotidianamente e calunniandola ancora coll’ epiteto di < terraferma>, mentre egli si nomina pomposamente Homo sapiens!” (La Terra è viva; Pro Sicilia e Calabria; numero unico, 1909). Quindici anni dopo, veniva pubblicata la prima edizione francese di: Geochemie, dello scienziato russo Vladimir Vernadsky, uno dei padri storici della geochimica. Si legge nella introduzione: “…le attività umane sono diventate il più grande agente di trasformazione geologica e geochimica del Pianeta.”. Ma bisogna aspettare i primi anni Settanta del secolo passato, quando il 22 Aprile del 1970 si tenne il primo Earth Day e poco dopo, “Il Club di Roma” - un gruppo di economisti ed industriali - commissionò al Massachusetts Institute of Tecnology (MIT) e pubblicò il “Rapporto sui limiti del Pianeta”, per assistere alla diffusione nel grande pubblico delle conoscenze e delle preoccupazioni sulle fragilità ambientali e socio-economiche del Mondo, e sull’ esaurimento delle materie prime. Da allora le consapevolezze sulla importanza e la complessità, delle problematiche inerenti: la disponibilità delle georisorse; i fenomeni di inquinamento di aria, acque e suoli; lo smaltimento e il contenimento dei rifiuti industriali, agricoli ed urbani, e le esigenze di recupero e riuso dei materiali, si sono espanse nella scienza, nella politica e nella pubblica opinione. Parole, concetti e opinioni inerenti effetto serra, riscaldamento globale, buco di ozono, desertificazione, perdita delle biodiversità, emergenza acqua, emergenza energia, emergenza rifiuti, sviluppo sostenibile e solidale, etc.etc., riempiono quotidianamente le pagine dei media. Sul futuro del Pianeta si scontrano visioni “catastrofiste” che vedono imminenti ed ineluttabili i giorni di: “The day after…”, e visioni “negazioniste” che inquadrano il tutto in una naturale evoluzione, e in genere ritengono che la tecnologia e la flessibilità dei mercati siano in grado di fare superare alla Terra le sue emergenze. Nel fronte dei negazionisti, sono compresi i così detti “ meteoscettici”, raccolti in alcune associazioni, come Heartland Institute e Galileo 2001, che fra l’altro, sia pure con varie sfumature, ritengono che le attività umane siano ininfluenti ai fini del riscaldamento globale.. Con la recente pubblicazione del 4° Rapporto della Intergovernamental Pannel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite, la scienza ha sostanziato i limiti e le fragilità ambientali e socio-economiche del Globo, indicando le strade per invertire la tendenza al degrado. La politica, il mercato e i nostri comportamenti sociali ed individuali devono fare la loro parte, ricordando, se vogliamo, che ecologia ed economia , trovano in oikos, la parola greca per casa, la stessa radice lessicale. Una radice che ci porta al Pianeta Terra, la casa comune che abbiamo popolato, in un lento viaggio di milioni di anni, migrando dalle Grandi Valli dell’ Africa Orientale. Nella quale per la nostra capacità ad adattarci all’ ambiente , ne siamo diventati la specie dominante. Ci siamo spinti negli spazi extra-terrestri ( Fig. P/3 ) ; ipotizzato colonizzazioni spaziali ed approvvigionamenti cosmici di materie prime, un fatto resta: la Terra è l’ unica casa che abbiamo, popolata da circa sei miliardi e mezzo di persone che, come si legge nella Carta dei Principi di Rio de Janeiro, “… hanno diritto ad una vita sana e produttiva in armonia con la natura” (Conferenza delle Nazioni Unite sull’ Ambiente e lo Sviluppo, Rio de Janeiro, giugno 1992). Le cifre possono variare a seconda della aggregazione dei dati, ma il concetto fondamentale resta . Poco più di un miliardo di persone vivono nei Paese sviluppati (Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Russia…) , i quali consumano la stragrande maggioranza delle risorse della Terra; producono le masse più consistenti di rifiuti e tendono ad esportare, scorie ed attività industriali sporche, nei Paesi “sotto sviluppati”, o “in via di sviluppo”. Troppo spesso ci dimentichiamo, aspetti etici a parte, che anche per i rifiuti il Pianeta Terra è un villaggio globale e gli effetti inquinanti delle attività sporche che, ubbidendo ad una grande sindrome di Nimby (Never in my back yard), ciecamente allontaniamo dal nostro giardino, in tempi brevi si ripercuotono anche negli assetti socio-economici, nel clima, nella qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo di casa nostra. Tiziano Terzani, il grande giornalista fiorentino, scriveva in uno dei suoi preziosi ultimi libri: “I giapponesi ( ma questo vale per tanti paesi “sviluppati”. N.d.r.), ancora quando io stavo nel loro paese, pensavano di proteggere il clima non tagliando le foreste giapponesi, ma andando a tagliare quelle dell’Indonesia e dell’Amazzonia. Presto si son resi conto che anche questo ricadeva su di loro: il clima della terra mutava per tutti, giapponesi compresi” (Lettere contro la guerra, Longanesi, 2002). Circa tre miliardi di persone, l’80 % delle quali vivono in Cina ed in India- le altre in Brasile, Messico, Sud Africa, Indonesia, Corea del Sud ed Australia- stanno “emergendo” e si stanno avvicinando velocemente ai consumi ed agli insostenibili modelli economici dei paesi industriali, pur seguendo differenti e multiformi ideologie politiche. Per soddisfare queste esigenze sarebbero necessarie, come minimo, le risorse di un secondo Pianeta. La “Rivoluzione industriale cinese”, è stata impostata politicamente nella seconda metà degli anni Settanta, quando con l’arresto della così detta, “ Banda dei quattro”, viene sancita la fine della Rivoluzione culturale di Mao Zedong, che dal 1966 al 1976 aveva “governato” la Repubblica Popolare, e vengono definiti dal Partito comunista, i nuovi indirizzi economici, aprendo i mercati ed offrendo alle industrie europee, americane e giapponesi, una grande forza lavoro a basso costo. I nuovi indirizzi hanno determinato, dalla fine degli anni Ottanta, la repentina e tumultuosa trasformazione economica, culturale e sociale del Paese, con un massiccio incremento del fabbisogno energetico e un parallelo incremento delle problematiche ambientali. La Cina è ricca di giacimenti di carbone e povera di petrolio. Dal 1956 al 1989 nel Paese sono state costruite 110 centrali termoelettriche a carbone con potenze variabili fra 200 e 2000 MW; dal 1990 al 2006 le centrali costruite sono state 229. Nel 1996 la Cina importava 166 milioni di barili di petrolio al costo di 25 dollari al barile, nel 2006 le importazioni sono salite a 1.064 milioni di barile a 63 dollari a barile . Negli ultimi tempi la domanda cinese di petrolio è ulteriormente salita, è il costo di un barile, “ aiutato” da massicce speculazioni, ha sfiorato nel giugno del 2008 i 150 dollari, per crollare poi nell’ ottobre alle quotazioni del 2006, in conseguenza della grande crisi dei mercati finanziari. Una crisi esplosa negli Stati Uniti e che ha visto massicci interventi di sostegno alla finanza americana da parte della Cina, con l’ acquisto di titoli di Stato. Oggi la Cina è una potenza economica, deficitaria di diritti umani, ma in grado di condizionare pesantemente i mercati finanziari e l’ economia reale mondiale; le politiche dei grandi Paesi industriali del G 8, e la stessa ecologia della Terra. Secondo i recenti dati del Fondo Monetario Internazionale, dal 1987 al 2007 la Cina ha triplicato il suo PIL e nel 2007, i Prodotti interni lordi dell’Unione Europea (23 %), Stati Uniti (21%) e Cina (11%), hanno costituito, a parità di potere di acquisto, oltre la metà del prodotto Mondiale, seguiti da Giappone (6 %) ed India (5 %). Gioco forza, dalle relazioni politiche, industriali, agricole e commerciali fra Cina, India, Stati Uniti, Europa e Giappone, molto dipende il futuro del Mondo, nella duplice sfida: riscaldamento globale e crisi alimentare. Restano poi, sempre, due miliardi e mezzo di esseri umani del “Sud del Mondo”: il Pianeta dimenticato - il terzo Pianeta -, che si estende a macchia di leopardo, in Africa, Asia, America Latina, dove tanta gente lotta per la sopravvivenza, tentando di soddisfare il regno delle necessità vitali ( Fig. P/4 ) . Circa un miliardo di persone, l’80% delle quali popola l’Africa sub-sahariana ed il sub-continente indiano, ha un reddito giornaliero inferiore ad un dollaro. Questa gente bussa alle porte del tradizionale e dell’emergente “Nord del Mondo”, chiedendo: cibo, acqua, energia e dignità umana. La consapevolezza di tutto questo, non riguarda più soltanto la sfera etica ed ecologica, ma coinvolge anche quella economica, finanziaria e politica dei grandi della Terra. I continui rincari del petrolio, dei fertilizzanti e dei prodotti alimentari. L’ acqua che rappresenta un bene negato in quantità sufficiente, a centinaia di milioni di persone, e che sempre di più assume i connotati di “ oro blu”, un aforisma che sintetizza la sua preziosità e rarità nel mondo del terzo millennio.L’agricoltura biologica ridotta ad un ruolo di “nicchia” nei paesi industriali ed a mera “sussistenza” in quelli dimenticati. Lo spreco di cibo dei paesi ricchi, superprodotto con l’uso intensivo di concimi chimici, e nel contempo, l’assurda impennata dei prezzi di pane e latte; e le tonnellate di ortaggi e frutta lasciate marcire nei campi; le carenze di riso, grano, mais, soia e latte, nei paesi poveri, male-alimentati dalle speculazioni delle grandi multinazionali che governano il mercato dei fertilizzanti chimici , dei sementi e della distribuzione globale, ha portato, anche i finanzieri del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, ha lanciare preoccupati segnali sulla stabilità del Mondo e sul suo futuro. Le grandi sfide ; le sfide della “società delle conoscenze” sappiamo tutti quali sono: allargare il benessere nella consapevolezza dei limiti del Pianeta; contenendo i consumi ed i rifiuti dei paesi industriali, e sviluppando innovative politiche di ricerca scientifico-tecnologica ed attività produttive, imperniate sulla salvaguardia ambientale e la solidarietà ( Fig. P/5). Il 22 dicembre del 2005, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, formata dai rappresentanti di 191 Stati del Mondo, su iniziativa dell UNESCO e del International Union of Geological Sciences ( IUGS), ha proclamato il 2008 : International Year of the Planet Earth (IYPE), allo scopo di attivare nel triennio 2007- 2009 una mobilitazione globale allo scopo di diffondere le conoscenze ed i bisogni della “casa” che abitiamo e del “villaggio globale” in cui viviamo. Nella presentazione ufficiale dell’ IYPE si legge : “The International Year of Planet Earth aims to capture people’s imagination with the exciting knowledge we possess about our planet, and to see that knowledge used to make the Earth a safer, healthier and wealthier place for our children and grandchildren Dal 1 gennaio 2007, nel Mondo ( www.yearofplanetearth.org), in Italia (www. annodelpianetaterra.it) , in Toscana ( www. iype-toscana.org) e in altre Regioni del nostro Paese, sono state attivate e si stanno attivando moltepli iniziative che coinvolgono: Università ed Enti di ricerca; strutture governative ed amministrazioni nazionali, regionali e locali; ordini professionali e media. L’Anno Internazionale del Pianeta Terra , coincide anche, dicono gli esperti, con la più grande crisi finanziaria mondiale degli ultimi settanta anni, con gravi ripercussioni sulla economia reale e sugli assetti sociali, se mancheranno idonei interventi congiunturali tesi a favorire i consumi ed il lavoro, ma soprattutto se non verranno fissate nuove regole finanziarie e nuove strategie di mercato. Molti paesi compreso il nostro, hanno varato o si accingono a varare, provvedimenti tesi ad incrementare i consumi tradizionali, per dare fiato alla industria . Provvedimenti quanto mai necessari per tamponare l’ emergenza. Ma si allarga sempre di più il pensiero che , l’ attuale potrebbe essere il momento storico, per una riflessione a 360 ° sul nostro modo di vivere e per scelte innovative e lungimiranti di politica economica ed ecologica. Si tratta di valutare se proprio una congiuntura economica tanto sfavorevole non offra la migliore occasione per chiedersi collettivamente se le attuali allocazioni del reddito contribuiscano davvero alla qualità della vita. Vi sono fondati dubbi che l’ attuale assetto dei consumi – a parte la sua insostenibilità ambientale- generi davvero benessere e che questo possa essere ulteriormente incrementato aumentando il livello dei consumi tradizionali. E’ opportuna la presa di consapevolezza che la qualità della vita, al di là di un certo livello di consumo tradizionali ( ampiamente superato nei paesi industriali), deve trovare altri percorsi per realizzarsi e che la riconversione ecologica delle attività produttive può aprire nuovi mercati e nuovi consumi. Nella omelia del Capodanno 2009, il Papa Benedetto XVI da detto che “…dobbiamo essere disposti a fare una revisione profonda del modello di sviluppo dominante sollecitati non solo dalle difficoltà finanziarie immediate, ma da un precario stato di salute ecologica del Pianeta e soprattutto, da una crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del Mondo” Nuovo Presidente degli Stati Uniti d’ America, è stato eletto Barak Obama. Sono tante le suggestioni e le speranze di questa presidenza. La prima è il ricordo del grande sogno di Martin Luter King , e poi fra le tante, un programma presidenziale in cui gli aspetti ecologici ed occupazionali legati allo sviluppo delle energie rinnovabili ed al contenimento dei gas serra, vengono ad avere un ruolo qualificante. Barak Obama e il suo programma culturale e politico sono, per gli Stati Uniti e per il Mondo , una svolta epocale. E’ stata scelta “ La speranza rispetto alla paura”, e le scelte di una grande democrazia e della prima potenza mondiale , in tempi più o meno lunghi, riverberano in tutti i paesi del Globo. Con questa premessa devono essere letti questi appunti di Georisorse e Ambiente. Queste pagine vogliono essere solo un promemoria di argomenti eventualmente da ampliare nei contenuti con la lettura dei libri, alcuni dei quali indicati nei riferimenti riportati nel testo e nella bibliografia finale, e delle pagine di internet edite da enti scientifici, agenzie nazionali ed internazionali e società produttive. Google Earth e Wikipedia, inoltre, sono in grado di fornire molti riferimenti e definizioni di base, nonché di “vedere” i luoghi di cui si parla. Spero che questi appunti possano aiutare da subito, le studentesse e gli studenti geologi a seguire con profitto il corso acquisendo le conoscenze di base di quella che, nella letteratura internazionale è indicata come “ Economic Geology “. Che è anche il titolo della più importante rivista scientifica nel campo delle georisorse minerali; un titolo che lega in modo tangibile la scienza e l’ economia. Per molti anni , l’ Economic Geology è stato diretto da Brien J. Skinner, full- professor nella Università di Yale ; un grande scienziato ed un amico, che nel 1969 pubblicò la prima edizione di “ Earth Resources “, organizzando e descrivendo le risorse della Terra con quell’ approccio innovativo che associa georisorse ed ecologia, e che oggi è seguito in tutti i testi della materia. In questi appunti sono presenti alcune “ Letture”, che esulano dal contesto strettamente tecnico-scientifico delle risorse minerali. Il tentativo è quello di riuscire a fornire la cornice dell’ ampio quadro culturale, all’ interno del quale, i dati e le informazioni sulle georisorse e l’ ambiente devono essere collocati. Nel tradizionale discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha evidenziato l’ attenzione che il nostro Paese deve avere “ verso le esigenze del sistema formativo, del mondo della ricerca , e delle Università che ne rappresentano un presidio fondamentale” ed aggiungendo l’ incitamento a fare “ della crisi un’ occasione perché l’ Italia cresca come società basata sulle conoscenze, sulla valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano”. Parole che aprono alla speranza e , in varia forma e misura, coinvolgono la responsabilità di tutti. In primis di coloro che governano la res-pubblica. Poca cosa sarà l’esame universitario rispetto ai tanti esami della vita e della professione. Per superare i quali è necessario che alle consapevolezze da cittadini, si aggiungano le conoscenze ed i particolari doveri che il geologo ha, sia nell’ indirizzare la gestione equa e solidale delle georisorse, sia nella diffusione di una cultura e di una pratica sull’uso del territorio, imperniata sul rispetto delle piccole e grandi regole del Pianeta Terra. Giuseppe Tanelli Ordinario di Georisorse nell’ Università di Firenze Fiesole, 20 Gennaio 2009 La stesura di questi appunti ha usufruito della preziosa collaborazione di Luca Rossato della Scuola di Dottorato in Scienze della Terra dell’ Università di Firenze. Il testo e l’ iconografia, se non diversamente indicato, sono prodotti originali dell’ autore, i cui proventi sono trasferiti all’ associazione Medici Senza Frontiere. Letture: Antropozoico, Antropocene e Festa della Regione Toscana L’ Abate Antonio Stoppani è stato uno dei più grandi e famosi geologi e naturalisti dell’ Ottocento. Insegnò dalle cattedre della Università di Pavia e del Politecnico di Milano, e la sua attività di scienziato e divulgatore è segnata dalla pubblicazione nel 1876 della prima edizione della sua opera: Il Bel Paese. Conversazioni sulle bellezze naturali, la geologia e la geografia fisica d’ Italia. Un’ opera che per decenni è stata ristampata in decine e decine di edizioni ad uso scolastico e per bibliofili. Lo Stoppani, per segnare l’ impatto delle attività umane sull’equilibrio naturale del mondo, coniò il termine: “ Era antropozoica” , per indicare il periodo attuale. Un termine che , concettualmente, ha trovato nel pensiero di Paul Crutzen una nuova attualità. Paul J. Crutzen insegna al Max Plank Institut di Mainz e alla Stanford University di San Francisco. Nel 1995 ha ricevuto il premio Nobel per la chimica dell’ atmosfera grazie ai suoi studi sul buco di ozono. Nel 2000 ha coniato il termine “ Antropocene” per definire l’ epoca nella quale ci troviamo a partire dalla rivoluzione industriale della metà del XVIII secolo. Nel marzo del 2005, per i tipi di Arnaldo Mondatori, Crutzen ha pubblicato un libro : “Benvenuti nell’ Antropocene”, dove in modo piano , concentra e divulga i suoi tanti studi scientifici sull’ ozono stratosferico e le modificazioni climatiche ed ambientali provocate dalle attività antropiche. Si legge nella presentazione del libro : “ L’ Antropocene siamo noi. Siamo noi, nel bene e nel male, la variabile geologica oggi più importante, ed è nostra la responsabilità del futuro del pianeta. Perché abbiamo gli strumenti teorici e pratici per invertire la tendenza al degrado che noi stessi abbiamo innescato “. L’ Antropocene attualmente sintetizza un concetto. E’ una metafora chiara dei cambiamenti climatici indotti dall’ uomo nella evoluzione naturale della Terra. Cambiamenti che sono solo nella loro fase iniziale, ma che secondo la Geological Society of London sono sufficientemente distinti e stabilizzati da ritenere l’ Antropocene come una nuova epoca geologica, successiva all’ Olocene. Il dibattito nella comunità geologica internazionale è aperto, per definire in modo univoco il suo inizio individuando un “ Golden Spikes “ - un punto e una sezione stratigrafica di riferimento a segnare il passaggio Olocene-Antropocene - nei sedimenti o nei ghiacci polari, o semplicemente adottando una data indicativa della svolta climatica. Disquisizioni a parte , resta la sostanza: dobbiamo invertire la tendenza al degrado, ed “ indossare un nuovo paio di occhiali per guardare il mondo, riconsiderando in modo marcato i rapporti fra l’ Uomo e la Terra” ( Ervin Lazio. I limiti della natura umana, Ed.Feltrinelli,1990) E’ un obiettivo ambizioso, al limite dell’ utopia, ma…mutatis mutandis, è stato scritto che : “…senza la speranza, senza le idee e le azioni per un mondo migliore, schiavitù e pena di morte sarebbero ancora i mezzi accettati, di sviluppo economico e salvaguardia sociale”. Schiavitù e pena di morte , anche se persistono in troppe realtà, anche minerarie aurifere e diamantifere del Sud del Mondo, sono state bandite dai Paesi civili. L’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 2007, su proposta dell’ Italia, ha votato a larghissima maggioranza la moratoria della pena capitale in tutti i Paesi del Mondo. Dal 2000 , il 30 novembre di ogni anno, ricorre la “ Festa della Regione Toscana”, a ricordo del 30 novembre 1786 quando Pietro Leopoldo di Lorena , ai tempi dell’ Illuminismo , bandiva dal Granducato di Toscana, primo paese al Mondo, la pena di morte , in quanto “ conveniente solo ai popoli barbari” e “ se questa venne in seguito ristabilità lo fu solamente quando le passioni politiche prevalsero alla maturità de’ tempi e alla mitezza degli animi. Considerando però che quantunque per tal modo ripristinata non venne applicata giammai perché fra noi la civiltà fu sempre più forte della Scure del Carnefice “ il Governo Provvisorio Toscano, il 30 aprile 1859, in pieno Risorgimento, “ Ha decretato e decreta. ARTICOLO UNICO : La pena di morte è abolita”. Letture: Solechny, Siberia Orientale, la Città del Sole Nell’ agosto del 1991 Tiziano Terzani, naviga lungo il corso dell’ Amur, il grande fiume che nella Siberia orientale segna il confine fra la Russia e la Cina. Gli echi dei grandi avvenimenti che a Mosca avvengono in quei giorno, e segnano la fine dell’ Unione Sovietica , il crollo del comunismo e della economia di stato, e la nascita della Russia e dei disordinati prodromi della democrazia e del libero mercato, si ripercuotono anche nell’ estremo oriente siberiano e nella sua realtà mineraria. Martedì 28 agosto Tiziano Terzani visita Solechny, la “ Città del Sole “, una cittadina mineraria edificata ad una sessantina di chilometri da Komsomol sull’ Amur, e in “ Buonanotte signor Lenin “ ( Longanesi, 1992 ), scrive : “ … si tratta di coprire col nome della città utopica sognata da Campanella, lo squallore di un sinistro agglomerato di grigie case, tutte uguali, e di fabbriche e uffici lungo larghissime strade sporche, in un desolato paesaggio senza alberi e senza colore; un campo di lavoro per prigionieri che si credono liberi. Solechny ha 17.000 abitanti. Sono loro che producono il 60 per cento di tutto il piombo dell’ Unione Sovietica. La sede dell’ azienda di Stato da cui dipendono le miniere e gli impianti di arricchimento del minerale sembra il set di un film dell’ orrore: palazzaccio in cemento, corridoi lunghissimi e bui. < Questa è una delle regioni più ricche dell’ Unione Sovietica. Nelle viscere della terra qui attorno ci sono, in grandi quantità, più della metà dei metalli classificati nella scala di Mendeleev. Il problema è che noi non siamo in grado di sfruttarli tutti. Ci manca la tecnologia. Potremo produrre molto meglio e molto di più, ma abbiamo bisogno di capitali >, dice l’ingegnere che dirige tutto il complesso. < Vogliamo che delle aziende straniere vengano qui ad investire, che ci aiutino a rifare le nostre infrastrutture. E’ l’ unico modo per poter crescere, svilupparci.> E i giapponesi non sono interessati ad aiutarvi? Chiedo io. < Certo. Varie delegazioni sono già venute qui e il primo contratto è già firmato.>….. < E quello che è ?> chiedo all’ ingegnere indicandogli in lontananza, protetto da una lunga diga di cemento , uno strano vasto lago di fango grigio chiaro che occupa mezza valle.< Sono i resti del processo di lavorazione del piombo. Quel fango contiene ancora tantissimo magnesio ed argento, ma noi non abbiamo ancora la tecnologia adatta all’ estrazione. Nell’ attesa di procurarcela conserviamo tutto il materiale >, dice l’ ingegnere. Ogni giorno il lago aumenta in attesa che qualcuno venga ad aiutare questi ingenui, disperati sognatori della “ Città del sole “. Uno che non ha aspettato è Valerij Tatarov, quarantaquattro anni, ingegnere minerario, membro del partito ed ex sindaco di Solechny. Un anno fa ha lasciato l’ azienda di Stato che qui da lavoro a tutti, e ha fondato con capitali suoi e di alcuni amici la prima società privata di questa zona… < Difficile è fare il primo milione. Gli altri vengono da se. >, dice il primo capitalista di Città del Sole.[ Parafrasando il primo nichelino di Paperon dei Paperoni.ndr]. Cerco di convincere Volodja ad abbreviare il programma a Solechny per tornare a Komsomol…” Lettura: Franco Rasetti e la centrale termoelettrica di Pietrafitta Franco Rasetti, assieme a Edoardo Amaldi, Emilio Segre, Bruno Pontecorvo, Oscar d’ Agostino e Ettore Majorana era stato uno dei Ragazzi di via Panisperna. Le vicende della vita li destinarono a cammini diversi, narrati in decine di articoli e di libri. La storia meno nota è forse la sua : quella del fisico e paleontologo Franco Rasetti. Era nato il 10 agosto del 1901 a Pozzuolo Umbro, attorno al Lago Trasimeno ai confini fra l’ Umbria e la Toscana ed è scomparso, ultracentenario il 5 dicembre del 2001 a Warenne in Belgio. Oggi riposa nella tomba di famiglia della sua terra natale. Il 7 ottobre del 2007 gli è stata dedicata la centrale termoelettrica a ciclo combinato a metano ( 370 MW ) che sorge a Pietrafitta, pochi chilometri a sud del Lago Trasimeno. Pietrafitta, nella Valle Tiberina, insieme con Castelnuovo dei Sabbioni nel Valdarno aretino dove è operativa una analoga centrale termoelettrica, sono stati sede delle ultime coltivazioni di lignite xiloide espletate in Italia. Le coltivazioni iniziarono alla fine del XIX secolo per fornire combustibile ai nuovi impianti siderurgici edificati a Terni e si sono sviluppate fino all’ inizio del XXI secolo. Nel 1958, a bocca miniera venne edificate la centrale termoelettrica alimentata a lignite, successivamente trasformata in quella a metano. Il bacino lignitifero di Pietrafitta racchiude uno dei più interessanti geositi del nostro Paese, caratterizzato dalla presenza dei resti di un grande numero di grossi mammiferi: elefanti, rinoceronti , antilopi, che popolavano le terre del Lago Tiberino , così come il Valdarno aretino durante il Villafranchiano. Le scienze naturali e la fisica furono le grandi passioni scientifiche di Franco Rasetti . Nella professione scelse dapprima la fisica e si laureò alla Normale di Pisa nel 1920, e dieci anni dopo venne chiamato alla Cattedra di Spettroscopia della Università di Roma, dove entrò nel gruppo di ricerca di Enrico Fermi e partecipò come protagonista alle prime sperimentazioni sul nucleare fissile. Nel 1939 visse la diaspora dei ragazzi di via Panisperna e lasciò l’ Italia, trasferendosi in Canada prima e negli Stati Uniti poi. Insegnò nelle Università di Laval e di Baltimora. Profondamente contrario al coinvolgimento degli scienziati in attività di ricerca che potevano avere ricadute belliche - “ La guerra è una cosa stupida”, ci ha lasciato scritto-; rifiuta di partecipare al Progetto Manhattan. Poi venne seguito anche da Einstein, Fermi e dallo stesso Oppenheimer che aveva diretto il progetto e vissuto i tragici eventi di Hiroschima e Nagasaki. Oppenheimer pagò duramente, in piena epoca di guerra fredda , la sua dissociazione dalle ricerche nucleari belliche e la sua ferma opposizione alla costruzione della bomba ad idrogeno. Ma se l’ America del maccartismo isolò e processò il grande scienziato, l’ America della scienza e dei diritti fondamentali lo onorò e gli dette voce per tutta la sua vita dalla cattedra di quell’ Institute for Advanced Studies della Università di Princeton, che condivise con Albert Einstein. Nei primi anni sessanta , al crepuscolo del maccartismo, contro il quale aveva duramente combattuto, e all’ alba di quegli anni di speranza per un mondo migliore segnati dalle figure di Giovanni XXXIII e John F. Kennedy, Franco Rasetti lascia gli studi di fisica e si dedica completamente alle ricerche naturalistiche divenendo uno dei più grandi studiosi della palentologia del Cambriano. Lettura : Passato e presente dell’ uranio di Shinkolobwe La miniera di Shinkolobwe si trova a meno di cento chilometri a nord-ovest di Lumunbashi nello Zaire, in prossimità della cittadina di Likasi, nella parte settentrionale di una fascia di territorio che con una larghezza attorno agli ottanta chilometri ed una lunghezza di quattrocento chilometri si sviluppa dallo Zaire allo Zambia.Questa area è conosciuta come “ Zambia copper belt “, e rappresenta una delle più ricche zone minerarie della Terra, dove oltre che minerali a solfuri di rame , sono presenti mineralizzazioni a cobalto ed uranio. Il controllo delle miniere dello Zambia copper belt, furono la principale causa delle guerre scoppiate nella regione negli anni ‘ 60 , all’ indomani della “ indipendenza “ concessa dal Belgio, che chiuse il periodo del colonialismo, basato sulla presenza diretta delle potenze coloniali nella amministrazione dei territori ed aprì quello del neo-colonialismo, basato sulla presenza economia di grandi gruppi societari più o meno legati agli ex-Paesi coloniali. La miniera ad uraninite di Shinkolobwe, è stata particolarmente famosa, poiché dal suo minerale venne ricavato l’ uranio usato negli Stati Uniti per preparare le prime bombe atomiche . Si stima che da quel tempo e fino al 28 gennaio del 2004, quando la miniera venne formalmente chiusa dopo un crollo che aveva causato la morte di otto minatori , siano state estratte oltre 1200 t di minerale. Un anno fa sono arrivati alla IAEA, segnalazioni della apertura di decine di miniere clandestine nelle regioni di Lumunbashi e Likasi, e le ispezioni effettuate dalla Agenzia confermano l’ esistenza di un traffico illegale di minerali uraniferi. Daniele Mastrogiacomo, giornalista in prima linea nelle aree più devastate e tragiche dell’ Africa e dell’ Asia, ha pubblicato su La Repubblica del 16 novembre 2008, un articolo sulla miniera di Shinkolobwe: “ SHINKOLOBWE ( CONGO) - Le squadre si alternano nel lavoro. Entrano ed escono dai buchi scavati nelle colline armati di pale , picconi e martelli pneumatici. Alcuni spingono i carrelli pieni di materiale.Altri sono addetti al carico: svuotano i vagoncini e riempiono i sacchi di yuta. Intorno armati di fucili vigilano gli addetti alla sicurezza. Contractor, vecchi mercenari, giramondo ed avventurieri.(…) Minatori. Molti sono africani. Il resto, la maggioranza, sono libanesi, cinesi, indiani, sudafricani, coreani. Clandestini. Dodici ore a scavare sotto terra, con il viso segnato dalla pressione e ridotto ad una maschera di polvere.Colpiscono le mani: gialle, coperte da uno strato che sembra solfo (…)Ma qui non si estrae solfo. Si raccoglie heterogenite ed uraninite. Pietre che pesano fino ad un chilo, venate di nero e di azzurro. Basta un colpo e si spaccano.Dentro c’ è il cuore. Il più richiesto. Giallo come il più noto Yellow cake. Uranio. ( …) Le pietre grezze sono portate all’ esterno e chiuse dentro sacchi che pesano tra i 10 ed i 20 chili.I sacchi sono caricati su camion che, seguendo strade secondarie ed in mezzo alla jungla, li trasferiscono fino in Zambia e, via treno, in Sudafrica. (…) Da quattro mesi, ci raccontano a Shinkolobwe, sono entrati in azione i vecchi Antonov dismessi dalla aviazione russa. << Aerei ed equipaggi formati da veterani dell’ Armata rossa reduci dalla guerra in Afganistan>>, conferma il rapporto dell’ Iaea.Ogni giorno, da una pista in terra rossa, prendono il volo con il loro carico di morte e svaniscono nel nulla. Letture : I demonietti di Cerboli, Terrazzano, Lustigiano, Lago solfureo, Monterotondo e Sasso nella Maremma Antonio Stoppani nella sedicesima serata delle sue conversazioni sul Bel Paese descrive , quello che era il campo geotermico di Larderello nelle Colline Metallifere toscane, nella seconda metà dell’ Ottocento. Al tempo erano già iniziate da una ventina di anni le coltivazioni industriali dei lagoni di Cerboli, da parte del de Larderel, per ricavare acido borico ed altri prodotti chimici. Ai primi del Novecento iniziarono, le utilizzazioni dell’ energia geotermica per produrre elettricità. A Larderello è aperto un Museo e nel territorio delle Colline Metallifere sono stati allestiti una serie di itinerari per conoscere la natura, la storia e l’ industria della geotermia. E’ una iniziativa di grande significato culturale e sociale, che unita agli eccellenti Centri di ricerca scientifica e tecnologica, che uniscono le vaste competenze nel settore, di Università, Cnr ed industria, acquisite in una tradizione lunga un secolo, rendono la Toscana, a livello nazionale ed internazionale un protagonista nella diffusione di una fonte energetica largamente pulita e rinnovabile. Scrive Stoppani :“…i soffioni boraciferi della Toscana, i quali così taciti, così tranquilli, si sollevano in sottili colonne nell’ aria serena, sono permalosi al punto che, appena vi sia una minaccia di pioggia, sibilano come serpi, soffiano come gatti, ansano come cani dopo la corsa, sbuffano come locomotive, mandano fuori tal copia di vapore, che il paese si copre di densa nebbia, come fosse d’ inverno…I soffioni boraciferi appartengono alla grande famiglia delle sorgenti termali, che abbraccia oltre alle sorgenti calde ordinarie, geyser, getti grandiosi intermittenti d’ acqua bollente, per cui è celebre l’ Islanda, le stufe che sono altri getti, non d’ acqua calda, ma di vapor acqueo, noti anche in Italia, anzi sviluppatissimi nell’ isola d’ Ischia. I soffioni boraciferi appartengono a preferenza a questo gruppo delle stufe, perché non son altro appunto che getti di vapor acqueo, sorgenti dal suolo. Son detti soffioni, perché soffiano; fumacchi, perché fumano; lagoni, perché quei getti di vapore si obbligano a passare attraverso certi laghetti naturali od artificiali, di modo che, condensandosi in seno all’ acqua fredda, le abbondonino l’ acido borico, che il vapore porta seco dalle viscere della terra assieme ad un bel numero di altre sostanze minerali. Da ciò l’ aggettivo di boraciferi , che li distingue dalle stufe naturali ordinarie. I soffioni occupano un’ area di 33 miglia geografiche nella regione dei colli della Maremma toscana, tra l’ alta valle di Cecina e quella della Cornia. Se ne incontrano sulla via tra Volterra e Massa Marittima…In quei posti del resto, sulle eminenze come in fondo alle valli, dalle rupi ignude come dal piano rivestito di zolle, dal suolo asciutto come dai fossati, si sprigiona dovunque un vapore cocente. Se dai crepacci delle rupi prorompe quasi da una caldaia, e talvolta sibila e sbuffa con una tensione di due o tre atmosfere, ed una temperatura di 120 gradi, dalle paludi gorgoglia incessantemente, talora con getti tumultuosi, che ricordano i geyser. Questi demonietti , sempre inquieti, hanno anche questa curiosa proprietà: di non poter reggere che per poco tempo in un medesimo punto. Trascinati da un certo umore di vagabondaggio, fanno singolari passeggiate migrando da luogo a luogo…ai soffioni spenti succedono sempre soffioni novelli; il che vuol dire che i soffioni migrano sotterra come talpe, mostrandosi or qua or là col loro soffio alla superficie. < Non ci capisco un’ acca > fece Camilla…[ speriamo non accada lo stesso oggi] .( pag. 314 e successive, della 91 ° edizione economica) Letture : La ‘mmunnezza ! di Catarella Nei celebri racconti del commissario Montalbano di Andrea Camilleri, l’ agente Catarella : con i suoi comportamenti simpaticamente maldestri, le sue ingenue intuizioni investigative, la sua genialità informatica e , soprattutto, la sua personale lingua tosco-sicula, è un protagonista chiave. Con lo pseudonimo : Catarella, l’ 11 gennaio 2008, a proposito della emergenza rifiuti nella Campania, nel giornale on-line : www.elbareport.it, è comparso l’ articolo che segue. Direttore carissimo di Ebbarepot Mutto tempo passò da la nottra uttima lettera. Spero tia , bene stai comma mia. Ci scrivo pe’ pallare di ‘ mmunnezza. Pima di tuto ci voio dire di : “NIMBY syndrom “. I dottori Montabbano, che l’ univessità fece e istruito è, dici che iddo, l’acronimo di una frase inglese è. Dire vole : Nevare In Mai Becche Yardde. Mia, Magno Greco sono . Connocco cosa acronimo dire vole: “ akros “, sommo, elevato, eccelso dire vole e “ onoma”, ricoddare nome , mi fa . Allora , acronimo, una parola è ,cottruita co’ le iniziali delle parole che fommano una frase. Insomma, mia l’ igglese ‘nu o saccio, ma capire mi sembra che “NIMBY syndrom” dire vole : mia, continuo a produrre ‘ mmunnezza, ma nu’ la voglio vicino a la casa di mia! I’ “ nod “- de i’ Mondo o de’ i’ Paese- mangia di più de i’ “ sud”, e allora naturale è che più ‘ mmunnezza faccia . Ma vicino a casa volere non vuole idda . E allora vesso sud la manda. Ma pe’ fare prima, quacche scocciatoia prendono: amici degli amici, amici ogganizzati, poli -amici ( sia da “polys” , sia da “polis”, como dicere noi in Magna Grecia ), etc etc. Gomorra nacque ! Gomorra impara sempre meio a fare soddi co la ‘ mmunnezza. Pe’ taiare i costi la sotterra ne i campi ; i poli-amici aiutano;gli iperpuri, co’ la sigaretta in bocca, il cellulare all’orecchio , a bordo di un rombante suv o di un apino, o anche a piedi-, diceno no ai temmovalorizzatori , picchè inquinano- c’è la diossina -; diceno si a differenziare, ma tutto un si po’ riusare e allora, dicheno si alle diccariche, etc etc. Risuttato : ‘mmunnezza buttata nei campi o nelle strade maccisce a inquinà suolo e aque. Pe’ evitare quetto, foco si da’, e allola si che chili di diossina nell’ aria vanno. Pe’ rimediare si carica la ‘mmunezza ne’ i treni pe’ Lipsia; in Gemmania si manda, e pagare dobbiamo 250 euro pe’ tonnellata. A Lipsia ne’ i temmovalorizzatote la bruciano, ottengono eneggia che…guadda caso, noi ricompriamo pe’ guaddare la televisione, che un pò ‘ mmunnezza è, ma tutta quetta storia vedere ci fa. Minchia, ma i temmovalorizzatori nun sputavano diossina? E allora picchè ce ne sono tanti in paesi sottosviluppati come la Svezia, la Francia , la Gemmaria, gli Tati Uniti…, dove, si guaddi bene, la differenziata c’è e funziona, e anco a Venezia dove, novo novo, a otto chilommetri da S. Marco un temmovalorizzatore c’ è. Fozze la coppa nun è della macchina , ma de i’ pilota. E ora, una storia ricoddare voio. U’ mio amico ditto ha, che c’è una isoletta nella quale negli anni novanta un temmovalorizzatore cottruito fu. E’ una isoletta dove , trentamila gli abitanti sono, ma a trecento mila sono durante l’ ettate picchè tanti “ graditi oppiti arrivano”. La diccarica controllata, quasi piena era; quella incontrollata proibita era, anche se le tradizioni dure a morire sono; e allora si prevede i’ temmovalorizzatore, così che la tanta ‘ mmunnezza di abitanti e graditi oppiti dell’ ettate, puteva essere trattata e bruciata piano piano durante tutto l’ anno, ricavando eneggia pe’ i televisore . Mica male come idea!. Ma Nimby vinse. La diccarica è piena , e allora la ‘mmunnezza nelle navi mettere devono, e spedilla nel continente - e quetto cotta soddi- , dove bruciata è; produce eneggia … che viene rimandata nell’ isoletta pe’ guaddare la televisione ‘ mmunnezza. Cetto la coppa, como dicono tanti, dei sindaci è, de i’ presidente della provincia, de i’ presidente della regione, de i’ presidente del consiglio, de i’ presidente della repubblica , dell’ unione europea, dell’ onu, …e fozze anche dei gabbiani, picchè non magiano tutta la ‘ munnezza. Ma fozze la coppa prima è, che …niette di serio sapere vogliamo, su la ‘ munnezza . E allora facciamo come co’ i’ calcio: il tifo…e continuiamo a produrre ‘mmunnezza. E la cattiva politica il tifo e la ‘mmunnezza cavalca e quella buona , schiacciata dal tifo e dalla ‘mmunnezza è. ‘ mmunnezza , ‘ mmunnezza …speriamo insegni quaccosa !!! Comunque non sarà certamente per colpa della ‘mmunnezza che i topi scompariranno dal Pianeta…noi si! Bacio le mani a Vussia Catarella Letture: Alexis de Tocqueville Alexis de Tocqueville era un giovane magistrato francese, che nei primi dell’ Ottocento compì un viaggio negli Stati Uniti d’ America, che da pochi decenni avevano conquistato la loro indipendenza. Venne colpito dal forte spirito comunitario e solidale che vedeva nei villaggi e nelle cittadine americane, e dalla organizzazione democratica della nazione. Dal suo viaggio trasse un libro molto importante, “ La démocratie in Amerique “. Vi si legge fra l’ altro: “ Vi sono in Europa certe nazioni in cui l’ abitante si considera come una specie di colono indifferente ai destini del luogo in cui abita. Non solo, ma il patrimonio del suo villaggio, la pulizia della sua strada, la sorte della sua chiesa e della sua parrocchia, non lo toccano affatto. Egli pensa che tutte queste cose non lo riguardano poiché appartengono ad un estraneo potente che si chiama il governo. Questo disinteresse di se stesso si spinge tanto in là che la sua sicurezza o quella dei suoi figli è compromessa, invece di cercare di allontanare il pericolo egli incrocia le braccia in attesa che l’ intera nazione venga in suo aiuto” Lettura:Il ciclo geo-bio- chimico del carbonio “ Paracelso, il grande alchimista e medico del primo Rinascimento, disse : la dose fa il veleno. Questo vale per tante cose, compresi gli elementi chimici, alcuni dei quali in piccole dosi sono vitali per l’ uomo, mentre in dosi più massicce diventano tossici e pericolosi. Selenio , zinco , ferro , tanto per citarne alcuni. Considerazioni analoghe valgono anche, mutatis mutandis , per l’ anidride carbonica o come dovremmo dire per essere moderni, per il diossido di carbonio. E’ il più importante gas serra, ed il suo accumulo nell’ atmosfera ha permesso alla Terra di raggiungere le temperature idonee allo sviluppo della vita biologica in genere. e di quella umana in particolare. Ma un suo incremento ha effetti dannosi sul clima della Terra, sulla economia delle popolazioni, sulla biodiversità e sulla nostra stessa sopravvivenza.” “ Ho capito Mario, non c’ è bisogno di essere geologi o climatologo per dire queste cose. Sono anni che noi giornalisti riempiamo le pagine dei giornali da Kyoto in poi. Quest’ anno inoltre , un giorno si ed uno no, abbiamo scritto del rapporto della IPCC..” “ Appunto, caro Antonio” interrompe Mario” avete scritto pagine su pagine, e di questo dobbiamo darvi merito,ma se invece di fare i titoli a sensazione e i contenuti più o meno approssimativi scritti da giornalisti generalisti, in altre parole tuttologi come te, aveste lasciato scrivere giornalisti specialisti, che ci sono e di bravi, sarebbe stato meglio. Forse si sarebbe evitata un po’ di confusione” Antonio e Mario erano amici, cresciuti assieme fino dalle elementari, poi uno era diventato giornalista, l’ altro geologo, ma avevano conservato l’ antica passione per le camminate in montagna, risalendo i torrenti per pescare trote. E proprio durante una di queste camminate ittiche , Mario aveva iniziato un pistolotto su cambiamenti climatici, effetto serra e così via. “ Sei sempre il solito presuntuoso” riprende Antonio “ e ora , mio saputello spiegami perché, ti piaccia o no , tanti scienziati ritengono che il riscaldamento globale sia un evento naturale, e le emissioni di anidride carbonica dovute all’ industria e alle auto, non c’ entrano niente con tutto questo caldo e questo clima impazzito . Perché, in questo caso, è inutile creare tutto quell’ apparato per abbattere l’ anidride carbonica dai fumi, spingerla sottoterra per stoccarla; spendendo migliaia di milioni di dollari per riconvertire l’ industria, per fare campagne di sensibilizzazione nella pubblica opinione; creando anche tensioni politiche internazionali. L’ Europa che vuole abbattere le emissioni e promuove modelli di sviluppo sostenibili; Cina , India, Brasile e in genere i paesi emergenti che dicono: calma, perché anche noi vogliamo crescere industrialmente; Stati Uniti che fino all’ avvento di Barak Obama, hanno puntato i piedi; ora anche l’ Italia si dissocia dall’ Europa: la crisi finanziaria che sta colpendo l’ economia reale e rischia di vanificare i bei sogni ecologici, e così via “ “Fermo restando che vorrei sapere cosa intendi per : tanti ; i fatti sono un pò diversi. La stragrande maggioranza degli scienziati ritiene che le emissioni antropiche di anidride carbonica, metano e degli altri gas, siano la causa prima del riscaldamento, fermo restando che il nostro Pianeta da circa venti mila anni sta passando una fase , con piccoli alti e bassi ( le così dette piccole fasi glaciali ed interglaciali), di innalzamento termico naturale. Ma è inutile che ti snoccioli numeri, statistiche , modellizzazioni scientifiche “ continua Mario “ non li capiresti, ma penso che nella tua testolina possa rimanere qualche cosa di quello che ti andrò a dire. Vuoi ascoltarmi? “ domandò , con un sorrisino di sufficienza. “ Sono tutto orecchi, maestro ! “ fu la risposta a sfottò di Antonio “ Bene , ti ricordi quando eravamo in quinta elementare e la maestra ci spiegò la fotosintesi ? Te lo ripeto, nel probabile caso che tu l’ abbia dimenticata. Le piante e le alghe durante il giorno grazie alla luce, trasformano l’ energia che viene dal sole in energia chimica e sintetizzano composti organici e liberano ossigeno, facendo reagire l’ anidride carbonica atmosferica e l’ acqua. Così facendo il carbonio inorganico dell’ atmosfera passa alla biosfera .Gli esseri viventi poi, siccome per campare debbono respirare, a questo fine , in genere, prendono l’ ossigeno dall’ aria ed emettono anidride carbonica. Per esempio , nella bella carciofaia del tuo orto, i carciofini crescono piano piano con il meccanismo della fotosintesi e accumulano carbonio. Poi quando, il grande carciofo quale tu sei, mangia i carciofini e respira, ributta nell’ atmosfera parte del carbonio che i carciofini avevano sottratto.Vi sono poi dei batteri aerobici od anaerobici, i quali prendono l’ ossigeno atmosferico, oppure ossigeno dai minerali e sputano l’ anidride carbonica. Si stabilisce così un ciclo del carbonio fra atmosfera e biosfera, con tempi di riciclo giornalieri od al massimo annuali. E’ il così detto ciclo breve del carbonio. Poi c’ è il ciclo lungo, durante il quale il carbonio, nella economia della nostra querelle, segue sostanzialmente due strade. Nella prima viene assorbito dalle piante terrestri e dal fitoplancton da cui, dopo un lungo processo all’ interno della crosta, si formano i giacimenti di combustibili fossili. Nella seconda il carbonio si “ discioglie” nell’ acqua di mare a formare ione carbonato viene utilizzato dagli organismi marini per formare le loro parti scheletriche. Si formano così ad esempio, le stupende barriere coralline dei mari tropicali. Oppure il carbonio precipita direttamente dall’ acqua marina a formare fanghiglie di carbonato di calcio. Sia le barriere coralline , che le fanghiglie carbonatiche, in seguito ai processi di diagenesi e metamorfismo che avvengono entro la crosta, si trasformano in rocce calcaree o dolomitiche. A questo punto il carbonio atmosferico è arrivato nella litosfera, dalla quale secondo quei meccanismi che governano il ciclo geologico della materia ( magmatismo, vulcanismo, tettonica, alterazione fisica e chimica esogena, etc etc), torna lentamente alla idrosfera, atmosfera e biosfera. Questo è il ciclo lungo del carbonio, con tempi di riciclo che sono dell’ ordine delle centinaia di migliaia o dei milioni di anni. Ti faccio notare inoltre che negli ultimi 650.000 anni, la concentrazione della anidride carbonica nella atmosfera è variata fra circa 190 ppm ( durante le fasi glaciali )e 290 ppm (durante le fasi interglaciali) . Duecento anni fa era attorno a 270 ppm, oggi la concentrazione di anidride carbonica arriva a 380 ppm.” “ Bene “ interrompe Antonio “ e chi ti dice che questo innalzamento non sia dovuto a fattori naturali? . Ad esempio un incremento della attività vulcanica, un aumento della popolazione umana, una diminuzione della estensione delle foreste” “In effetti la diminuzione della vegetazione , può essere una concausa dell’ aumento della anidride carbonica, però non lo chiamerei proprio un fenomeno naturale, visto che anche voi giornalisti, avete imparato il termine deforestazione. Per quanto riguarda poi attività vulcanica ed aumento demografico, non penso che…” “ Comunque sia ci sono autorevoli scienziati che la pensano diversamente !”, insiste Antonio. “ E’ vero, a parte l’ autorevole, comunque, fai ragionare la tua testolina e rifletti!. Pensa un attimo al serbatoio della tua macchinuccia piena di benzina. Quella benzina molto probabilmente proviene da petrolio pompato da alcuni chilometri di profondità sotto i deserti dell’ Arabia Saudita, o delle foreste equatoriali del Venenzuela o del mare del Nord. Per fare arrivare il petrolio dal giacimento alla superficie, convogliarlo in qualche raffineria, trasportare la benzina fino alla stazione di servizio e da lì andare a riempire il serbatoio della tua macchinuccia, e dal tubo di scarico della tua macchinuccia tornare nell’ atmosfera,quanto tempo è passato ?. Facciamo una settimana , al massimo un mese. Bene , se quel petrolio fosse rimasto nel suo giacimento, prima di veder tornare il carbonio che contiene nella atmosfera, sarebbero passati milioni di anni. Il punto è tutto qui. Abbiamo trasformato e stiamo trasformando, il ciclo lungo del carbonio, in un ciclo breve” “ Conclusione “ lo interrompe Antonio “ è vero che la Terra passa un periodo naturale di riscaldamento, ma noi lo incrementiamo in modo estremamente pericoloso continuando a sputare anidride carbonica dalle nostre industrie e dalle nostre macchine” “ Bravo! Hai capito. Ma voglio dirti un’ altra cosa. Caro giornalista , tu hai parlato di costi industriali per la riconversione, io parlerei di investimenti per la ricerca e l’ alta tecnologia per sviluppare una industria pulita. Non si tratta di criminalizzare l’ industria, dopo tutti i benefici che tutto sommato si è portata dietro, prima con le macchine ed oggi con l’ informatica, e tanto meno di tornare ad una “ civiltà della candela”, come dicono alcuni, ma semplicemente di adattarla alle nuove esigenze ecologiche e sociali a scala planetaria. Questo vale per tutti i paesi, e per quelli del G8 , alle motivazioni ecologiche e sanitarie, si associano anche quelle squisitamente economiche, se non vogliono essere schiacciati, come già accade per l’ industria manifatturiera a bassa tecnologia, da paesi come Cina, India e Brasile, i quali già da tempo stanno investendo in ricerca e know-out. Voglio dirti una cosa. “ continua Mario “ Forse il più importante ed affidabile ranking delle università del mondo è quello annualmente pubblicato dalla Università di Shangai. E sai perché è il più affidabile ? Semplicemente perché è usato dalla Cina per mandare gli studenti più brillanti a frequentare i più prestigiosi laboratori del mondo, investendo in ricerca e conoscenze”. “ Bene ! Capisco le ricerche per rendere sempre più efficiente l’ eolico ed il fotovoltaico; per disporre di carbone pulito; per sviluppare il nucleare elettrico da fusione, etc.etc. Ma quali sono i campi che investono direttamente il geologo ? “ , domanda Antonio. “ Sono molteplici : geotermia a bassa entalpia, sequestro e stoccaggio geo-mineralogico della anidride carbonica, smaltimento delle scorie nucleari ad alta attività, prospezione e valorizzazione di materie prime innovative, per finire con quelle che sono le più normali attività del geologo in merito alla pianificazione ed uso del territorio, come la coltivazione delle georisorse litoidi , le azioni di bonifica e di ripristino ambientale, l’ istituzione e la gestione di aree protette, e se vogliamo la diffusione di una cultura ecologica imperniata sui limiti ed i bisogni della Terra”. “ Ho capito ! “ “ Bravo! Hai visto che se lucidi la tua testolina, ormai senza capelli, riesci a farla riflettere ! “, conclude Mario. Anonimo ( A meno di alcune integrazioni che hanno un po’ esteso ed attualizzato lo scritto, la forma, i personaggi e la sostanza di questa lettura è dovuta ad un anonimo studente che un paio di anni fa lasciò il suo manoscritto in aula. Sicuramente avrà un futuro come geologo, ma se non fosse, sarà un bravo scrittore-geologo, che forse è meglio)