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Controcopertina: Le 66 cartoline da Pianosa e la correttezza nell'informare

Scritto da : Sergio Rossi
Pubblicato in data : sabato, 27 settembre 2008

L’Associazione per la difesa di Pianosa fa un’attività culturale molto significativa tramandando a chi non l’ha vissuta la storia e le vicissitudini della piccola comunità cresciuta nel passato con il penitenziario. Dopo che vi è stata la dismissione del presidio carcerario, alla fine degli anni 90, la storia ha preso un’altra piega, quella che tutti conosciamo. L’iniziativa presa ora dall’Associazione in favore della “vita di Pianosa” non è una campagna culturale di sensibilizzazione ma, come ho avuto modo di spiegare direttamente al telefono al presidente Braschi, ritengo questa dolente esternazione dai toni polemici poco costruttiva e che individua il Parco, quale unico visibile colpevole di un intreccio di competenze in capo a diversi soggetti. La nota diffusa dall’Associazione non fornisce informazioni corrette e quindi, per diritto di replica, segnalo quanto arbitrariamente attribuito. 1. La formula delle cartoline preintestate da utilizzare per comunicare al Parco il da farsi, si è trasformata in un’operazione dai toni marcatamente insolenti, accompagnati da parole comuni a più missive che hanno trovato un evidente innesco lessicale propedeutico. 2. Tale invito alla denigrazione è stato riscontrato anche dal Corpo Forestale dello Stato presente sull’isola che mi aveva segnalato l’esposizione di un cartello poco ortodosso in cui si invitavano i visitatori a scrivere lamentele al Parco. 3. La questione è peraltro direttamente testimoniata da alcuni dipendenti del Parco che, andando a visitare la mostra, senza essere riconosciuti, sono stati invitati calorosamente dagli accompagnatori a mandare le cartoline al Parco per lamentarsi dell’agire dell’Ente. Tali colleghi hanno prontamente segnalato ai volontari presenti che avrebbero direttamente riferito la cosa alla direzione. 4. Per questo ho telefonato a Braschi, alcuni giorni or sono, cercando di capire le sue intenzioni è ho fatto presente che il suo messaggio era scorretto. Di fatto le ultime cartoline sono risultate meno calunniose. 5. La lettera pubblicata a firma dello stesso Braschi invoca un ipotetico potere del Parco sul destino di Pianosa e sul deterioramento degli edifici ma egli sa che tutti gli edifici sono del demanio della penitenziaria e che alcuni di questi sono stati dati in comodato d’uso al Comune di Campo e a singoli gruppi, gruppi che possono usufruirne per interessi collettivi. L’associazione di Pianosa paga l’affitto, come fanno altri. Queste cose sono conosciute. 6. Un Ente pubblico, come il Parco, non può aggiustare con soldi pubblici edifici di proprietà altrui perché se così facesse si potrebbe prefigurare un danno erariale. 7. L’unico edificio ristrutturato sull’isola è stato fatto dal Parco perchè ne aveva la disponibilità ed è Villa Literno. E’ stato completato al 95% ma è ancora inagibile perché non è possibile sistemare la fognatura e quindi si deve continuamente rimandarne l’apertura al pubblico in quanto vi sono problemi da parte della Sopraintendenza. Doveva esservi sistemato un Centro di educazione ambientale di accoglienza per fornire informazioni con un allestimento espositivo. L’altro edificio restaurato è quello realizzato dalla direzione carceraria per i propri uffici. 8. Braschi sa inoltre che sull’isola c’è il grosso problema della potabilità dell’acqua, delle condutture da rifare, dei rifiuti, ecc. competenze che il Parco non può accollarsi ne per l’esiguità del proprio bilancio, ne’ per specifica competenza. E’ come se la Provincia mettesse le mani sui compiti del Comune di Campo e viceversa. 9. E’ bene ribadire che il denaro pubblico per salvare tutto il mondo pianosino non c’è. 10. Tutte le Amministrazioni pubbliche sono tirate un po’ di qua e un po’ di là per elargire finanziamenti. 11. Non vorrei che Pianosa diventasse come il Far West con il primo che arriva in grado di piantare la propria bandiera escludendo gli altri. Gli investimenti effettuati con capitali privati devono conciliarsi con l’interesse collettivo. Forse per questo vi è una fiorente progettualità che non individua quelle che sono le priorità dell’isola. 12. Poi su Pianosa ci sono le correnti sotterranee che collegano le catacombe ai reperti paletnologici, la spazzatura all’acqua, le zecche al conio, le persone di diverse squadre in cui ha buon gioco il familiarismo piuttosto che la competenza o la ragionevolezza. Questo rende tutto più difficile anche a chi cerca di lavorare con trasparenza. 13. Il Parco pare un doganiere perché ha il compito di tutelare l’area, ma è molto facile scaricare addosso all’Ente tutte le cose che non vanno e le competenze che non gli spettano. 14. Il tavolo tecnico in Prefettura, nato con l’emergenza, ha permesso qualche passo in avanti per verificare se tutti hanno fatto e fanno la propria parte. Al momento vi sono però delle defezioni. 15. Nel settembre del 2007 il Parco aveva organizzato un convegno strategico a Campo per riunire tutte le competenze e gli interlocutori. Perché non si riesce ad andare avanti? Faccio un’ ultima puntualizzazione. Circola un semplice questionario fatto dal CNR per ottenere alcuni informazioni sulla composizione e aspettative dei turisti che visitano Pianosa; viene consegnato ai fruitori sulle barche al rientro dalla visita. L’indice di gradimento di Pianosa espresso su questi questionari risulta ben diverso da quello delle cartoline e i problemi emergenti sono espressi in ben altro tono. Resti della sua idea Sig. Braschi, non mi faccio illusioni di poter essere ascoltata e forse ho offerto il fianco per qualche nuova bordata. Comunque se vuole continuare a far scrivere a chi può occuparsi degli edifici le posso dare l’indirizzo giusto!


Pianosa mare verde

Pianosa mare verde