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Dopo la conferenza portoferraiese di fine anno. Le riflessioni di Luigi Totaro

Scritto da : Sergio Rossi
Pubblicato in data : martedì, 01 gennaio 2008

Dal ‘reportage’ della conferenza stampa della Giunta di Portoferraio arrivano notizie liete e meno liete. Sicuramente felice è l’attribuzione della delega per l’Istruzione a Cosetta Pellegrini, che è persona competente ed esperta, e saprà certamente riprendere il lavoro ben iniziato e condotto dall’assessore Palmieri. Anzi colgo l’occasione per un augurio del tutto particolare di buon lavoro. La decisione di non nominare il settimo assessore, così fortemente voluta da Andrea Gragnoli e “L’Isola, la Città” per non chiudere le porte al PRC se ho capito bene –e quindi con una motivazione politicamente alta, collegata alla necessità di mantenere fede agli impegni elettorali della lista “Portoferraio domani”–, viene derubricata a concessione quasi di carattere personale per mantenere quel voto che fa maggioranza: è un po’ poco, e un po’ troppo ‘pragmatico’, per non dir peggio. Su questo punto si ha l’impressione che Sindaco e Vicesindaco siano in difficoltà, e francamente lo spero proprio, per la stima che ho per loro: parlare di “pragmatismo invece di astrattezza” a proposito di una azione amministrativa di cui l’astrattezza sarebbe rappresentata da Palmieri, i cui meriti operativi sono stati dal Sindaci stesso riconosciuti pubblicamente, pare una motivazione un po’ improvvisata; e asserire, come fa Zini “Io dico che abbiamo recuperato lo spirito autentico [della coalizione]. Per governare una città non basta avere idee solo per il sociale, occorre pensare anche allo sviluppo, all’economia, al lavoro”, significa trascurare il dettaglio che per governare una città ci vogliono prima di tutto i voti sufficienti, e che senza i voti degli elettori del PRC non governerebbe né Peria né Zini. Ma a questo proposito mi rendo conto di toccare un punto delicato del momento politico che attraversiamo a livello generale: il ragionamento dei nostri politici locali è pragmatico come quello di Dini, o di Mastella, o dei gruppi più o meno consistenti di maggioranza, che in nome della loro indispensabilità cercano di imporre la loro volontà ai partiti più grandi; ma nel caso nazionale c’è la scusante della legge elettorale infame che vige, nel caso locale la legge va bene ma la si elude con un calcolo un po’ miope di voti in Consiglio, e fidando sulla necessità di taluno e sul senso di responsabilità di talaltro per escludere una parte consistente di elettori ed eletti che hanno reso possibile la vittoria elettorale. E nel 2009 cosa succederà? O forse sono previste altre maggioranze con il recupero di quelli che sono più sensibili “allo sviluppo, all’economia, al lavoro”, curiosamente considerati in opposizione al “sociale”? Qualche ulteriore preoccupazione deriva dai numeri della “ripresa”: l’idea che un Comune come Portoferraio pensi di fondare la propria economia sull’edilizia privata riporta a concezioni economiche da anni ’60 del Novecento; e oggi siamo a pagare prezzi altissimi –certo con dimensioni incomparabili– dell’ultima ‘performance’ in tale direzione voluta da Bush agli inizi del Millennio, e ora sulle spalle di milioni di risparmiatori che hanno comprato titoli non più incassabili. Considerare poi le ‘entrate’ derivate dagli oneri di urbanizzazione come una posta attiva è quantomeno rischioso: se certamente danno respiro alla cassa, accendono un debito perpetuo nei confronti dei cittadini e della città, destinato a influire pesantemente –infatti si chiamano “oneri”, e lo sono tanto per chi li versa che per chi li riscuote nei bilanci futuri, a meno di continuare a “far cassa” nello stesso modo in perpetuo. Gli investimenti fatti con i debiti sono talvolta una dura necessità amministrativa; ma sono anche una semplificazione paurosa di politiche economiche, come ben sappiamo dopo sessanta anni di accumulo di debito pubblico a livello nazionale. Se la fine dell’emergenza dei bilanci lacrime e sangue sarà segnalata dall’“esplosione dei cantieri”, non so proprio quanto ci sarà da rallegrasi fra cinque o dieci anni. Personalmente mi limiterei all’edilizia popolare, per sanare le “emergenze abitative più incombenti”: il resto lo rimanderei a un grande progetto per Portoferraio-Cosmopoli, come dice Scelza, che è la vera ricchezza economica su cui contare. Sulla questione del Polo scolastico è importante l’intenzione di arrivare a risultati operativi, e sono certo che potendo contare sul nuovo assessore all’Istruzione l’intenzione potrà ricevere concretezza. Luci e ombre dunque, come è ovvio in una realtà complessa e considerando la pesante eredità ricevuta dalle Amministrazioni precedenti. Al Sindaco e alla Giunta vanno i miei migliori auguri di buon lavoro, e il rinnovato invito a pensare in grande. Mi si consenta anche un augurio ulteriore: che Portoferraio possa essere un laboratorio politico e amministrativo capace di costituire un modello per più vaste realtà; e per questo è necessario ritrovare la sensibilità, la progettualità e il lavoro di tutti coloro che hanno condiviso e condividono quell’ambizione e quella speranza. Si sente dire di giochi di potere, di veti, di esclusioni, di rivincite personali e quant’altro. Faccio fatica a dar credito a queste voci. La scelta che tutti abbiamo davanti va, come sempre dovrebbe essere in politica, al di là dei destini personali di chi in un certo momento si trova a gestire la cosa pubblica: è la scelta fra essere la periferia dell’Impero o la cittadella avanzata di una nuova civiltà. Cosmopoli potrebbe e dovrebbe esserne simbolo e modello.


Luigi totaro

Luigi totaro