Elba Report
Archivio storico


A Sciambere del copia e incolla archeologico pubblicata sabato 31 marzo 2012 alle ore 05:12 da Sergio Rossi

#FS Sull’Elba si pubblicano tanti libri, più o meno documentati, più o meno utili. Uno in particolare mi era sfuggito, nonostante che sia stato ben pubblicizzato. Si tratta di “Le impronte degli antichi abitatori dell’Isola d’Elba”, edito nel 2003, di cui è autore Gino Brambilla. La mia imperdonabile svista è colpa, senza dubbio, della mia innata propensione verso le cose futili e della conseguente avversione alle cose serie. Per fortuna la mia lacuna conoscitiva è stata colmata da un amico, che mi ha mandato i risultati di una sua ricerca includendo alcune pagine del libro suddetto; pagine per me interessanti perché mi consentono di osservare molto da vicino il delicato vezzo ‘scientifico’ del copia-incolla. Cominciamo dal ‘Brambilla’ pag. 15, fig. 4, contenente quattro disegni di reperti paleolitici. E’ evidente che le restituzioni grafiche sono ‘riprese’, senza citazione, dai miei libri “L’Elba dei tempi mitici”, 1970 (pag. 14, fig. 5 nn. 3 e 8) e “Archeologia e storia antica dell’isola d’Elba”, 1983 (pag. 11, fig. 3 nn. 1 e 6). Procediamo con ‘Brambilla’ pag. 17, dove compare questa meditata osservazione tecnica: “Quasi tutte le stazioni di superficie con industria musteriana hanno restituito anche manufatti del paleolitico superiore. Ciò significa che anche l’Homo sapiens utilizzò le stesse zone dei musteriani quali territori di caccia; forse dunque vivevano ancora all’isola d’Elba gli ultimi musteriani quando arrivarono i cacciatori del Paleolitico superiore provenienti dalla Liguria. Allora la fascia costiera della Toscana aveva un aspetto ben diverso dall’attuale, con l’arcipelago toscano formante una penisola che si protendeva verso la Corsica e la Sardegna”. Non c’è dubbio: tali periodi, anch’essi privi di rimandi bibliografici, hanno un aspetto molto ‘familiare’. Infatti ci vuole poco per ritrovarli alla pagina 15 dell’Elba dei tempi mitici con insignificanti variazioni (per esempio: ‘un aspetto’ al posto di ‘una conformazione’, oppure ‘quando’ invece di ‘allorché’). Terminiamo con ‘Brambilla’ pag. 18, avvertendo che mi è venuta meno la volontà di proseguire nella lettura e di soffermarmi su autentici strafalcioni, come quello secondo cui l’interglaciale Riss-Würm risalirebbe a 36.000 anni a. C.. Ecco il testo brambilliano, ‘estratto’ senza fatica dalla pag. 8 del solito “L’Elba dei tempi mitici”: “Naturalmente anche la fauna elbana di quei tempi era completamente diversa da quella di oggi, come è provato dai fossili di mammiferi trovati nella caverna di Reale presso Porto Azzurro …Una vera e propria galleria naturale …, che si interna per una profondità di 25 metri nel fianco della collina sovrastante la valle del Fosso Reale e distante dal mare circa mezzo chilometro. Inizialmente la grotta è piuttosto stretta (appena 2,5 metri all'imboccatura) ma poi aumenta gradualmente di larghezza fino a toccare gli otto metri sul fondo. Conosciuta fin dal XVIII secolo e scavata a più riprese nei secoli successivi, … essa ha restituito frammenti ossei delle seguenti specie animali: rinoceronte, cavallo, orso della caverne, ippopotamo, gatto selvatico, orso mediterraneo, cervo, cinghiale, lince, capriolo e lepre. Siccome i resti sono venuti alla luce tutti nello stesso strato di argilla rossa dai 20 ai 50 centimetri di profondità, risulta apparentemente strana l'associazione dell'orso, del cervo e del capriolo, indicatori di un clima freddo, con l'ippopotamo ed il rinoceronte tipici della fauna delle zone calde.” Ancora una volta appare notevole lo sforzo di Brambilla per condire il testo copiato con qualcosa di personale. Colpiscono i cambiamenti davvero determinanti apportati dall’autore al brano. Si pensi: ‘mitigava’ è stato sostituito ‘ha mitigato’, mentre ‘indicatori’ ha preso il posto di ‘che indicano’. Dopo aver masticato una buona dose di stupore, dopo aver digerito questi ineffabili copia-incolla, mi trovo in bilico fra due sentimenti contrastanti. Devo incavolarmi di brutto, oppure devo sentirmi lusingato per la meticolosa ‘attenzione’ prestata ai miei libri? Alla fine opto per la seconda soluzione e, di conseguenza, rivolgo a Brambilla i sensi della mia più profonda gratitudine. Non senza comunicargli, però, che sull’archeologia dell’Elba ho pubblicato studi più recenti e quindi più aggiornati. Chissà, Brambilla potrebbe trovarci materiale per gratificarmi di una nuova e più marcata ‘attenzione’. #+GMichelangelo Zecchini#-G Caro Michelangelo Mi perdonerai la collocazione dell'articolo ma la vicenda è decisamente da A Sciambere ed assai in questo senso stimolante. Mi hai fatto ricordare due episodi uno che capitò a me anni fa quando per una strana coincidenza da esecutore incaricato di un servizio mi ritrovai ad essere tra i "controllori" di chi mi aveva sostituito, in quella funzione e mi vidi sottoporre la copia esatta (salvo cambio di date) di una relazione che avevo steso un paio di anni prima; approvai con la motivazione che se avessi diversamente agito avrei potuto essere accusato di patente schizofrenia. L'altra vicenda, ancor più lontana nel tempo, è relativa ad un torzolo al quale era stato dato un esercizio algebrico e che aveva trovato il testo da cui era stato tratto in cui erano sviluppati i passaggi dell'espressione fino alla soluzione, ma per sua disgrazia copiò pure il numero della pagina, facendosi sgamare dalla "mitica" Professoressa Mortula, nota per i suoi facili N.C. (Non Classificato = 0) che nel caso però valutò il compito 2 aggiungendo "per scrupolosa copiatura". Suvvia Michelangelo guarda il lato positivo della vicenda, è evidente che hai trovato un nuovo (per quanto maturo) discepolo, un ammiratore così convinto delle tue affermazioni che trovandosi a trattare lo stesso argomento ha usato esattamente (o quasi) le tue stesse parole. Già, quasi, perchè nel caso, la copiatura mi dici non essere stata del tutto scrupolosa. Fossi in te gli rimanderei a casa una copia del suo libro con le correzioni del caso ed in controcopertina il voto (sii clemente)

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